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190321 - SALUTE - MALORE DIPENDENTE


Degna di nota è una sentenza di Cassazione del gennaio 2019 che ha condannato un datore di lavoro per omicidio colposo a seguito di un infarto di un dipendente che trasportava manualmente del materiale pesante e con un notevole dislivello operativo durante un lavoro edile.  La Corte di Cassazione ha posto anzitutto in rilievo gli esiti dell’autopsia da cui era emerso che “… la morte era stata causata da shock da arteriosclerosi occlusiva, essendo state peraltro rilevate lesioni cicatriziali di precedenti infarti e attacchi ischemici, lesioni che in relazione all’età (44 anni) dell’operaio erano indicative di ipertensione cronica e risalente, patologia su cui uno sforzo può dar luogo ad un’ischemia acuta”. La prima domanda riguarda l’esistenza o meno del medico competente ed in caso affermativo dell’idoneità alla mansione di un lavoratore con queste patologie. Ragionando in termini puramente teorici è chiaro come le varie figure preposte alla sicurezza e salute sul lavoro avrebbero dovuto comportarsi. Entrando invece nel campo concreto tutto si complica. Se il lavoratore avesse dichiarato questi problemi sarebbe stato licenziato o non assunto e quindi, visto che quello era l’unico lavoro che sapeva fare, non sarebbe morto di infarto ma di fame. Ci sono persone dimesse dal pronto soccorso ospedaliero decedute dopo poco e quindi la “visitina” in azienda del medico competente, se il paziente non collabora, diventa di scarsa utilità vista anche la ferrea legge sulla privacy. Mentre facile risulta, per chi pontifica con lauti stipendi garantiti ogni fine mese, indicare vittime e colpevoli. Ovviamente in questo caso anche se l’operaio è in regola l’INPS fa rivalsa ed i danni economici della vittima e famiglia vengono rigirati sul datore di lavoro. Poi ci si stupisce dei sub – sub appalti ma è bene come sempre nella vita avere le idee chiare anche su questo argomento facendo tesoro delle disgrazie altrui per le dovute valutazioni e cautele.

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